fbpx
polizza condominio

+39 351 963 2207

info@polizzacondominio360.it


Il mondo si è fermato. Anzi, no..

Scritto da MARTINO CONGIA

E’ fuor di dubbio, quel mondo, il “nostro” mondo, correva. 

Correva, tanto, forse troppo e, non da ieri. 

Una folle corsa, delle immagini che scorrono altrettanto velocemente. I falsi miti statunitensi, i falsi obiettivi di ricchezza “virtuale”. Le immagini ritratte nei mille film sulle frenesie di “Wall Street”, dei colletti bianchi urlanti, nell’arena di un mercato azionario che non faceva prigionieri. 

Una folle corsa, verso l’idealizzazione di obiettivi di vittoria e di successi, veloce quanto lo erano, scorrendo, i fotogrammi di quei mille film. Obiettivi di ricchezze materiali, immagini di ville con piscina, di cene in ristoranti stellati ed un continuo scintillare di fuochi d’artificio, per pochi.  

Nel contempo, vuote solitudini, amicizie stracolme di interessi, più che di sentimenti. 

Questo è il lungo film, che dagli albori del Piano Marshall e dell’importazione politica del “mito americano”, ci portano ad oggi. 

Il mondo si è fermato. forse… Il mondo ha chiesto una pausa.

Ci ha costretto ad una pausa. Epocale. 

Cinquant’anni di corsa, di abuso, nell’utilizzo di una parola chiamata “benessere”, verso la ricerca spasmodica di un indefinito status borghese, di una giacca, di una cravatta.  

Uno status vestito di simboli e falsi miti, più che di vera e, reale, sostanza. Riflessione.  

Questa, può, veramente, risultare la vera risorsa, ora che siamo scesi dalla velocissima metro, dal treno che rincorreva, quasi anticipandoli, i tempi del nostro lavoro e dei nostri impegni, che correva più veloce dei nostri pensieri e della nostra mente, delle nostre urgenze o di quelle dei nostri clienti. 

Ora, ci ritroviamo in una stazione. Questa stazione, non l’abbiamo decisa noi, non siamo stati noi, a decidere di scendere dal quel velocissimo treno, ma il fato, quell’incomprensibile destino. La nostra stazione, quella stazione, è, ora, la nostra casa.  

Ci troviamo, come impensabili compagni di viaggio, i nostri familiari. Le mura della stazione, sono quelle di casa nostra. 

Noi, che provavamo a convincerci del fatto che la nostra, frenetica, vita, le nostre continue fatiche, giorno dopo giorno, venissero sacrificate per il nostro futuro, ci accorgiamo che il nostro futuro, è assieme a noi, forse, mai come prima. E’ assieme a noi, fermo, un attimo, in quella stazione. Siamo fermi, assieme al nostro obiettivo. Il nostro obiettivo, siamo noi o la famiglia che è con noi. La nostra, famiglia. 

E’ davvero impellente, necessario, salire sul prossimo treno? Lo sguardo teso verso l’orologio, per controllare gli attimi, verificare gli immancabili, possibili, ritardi, il pensiero del tempo che ci separa, dal nostro prossimo impegno. 

E’ così necessario, anche oggi? 

Forse sì, forse no… 

E forse, anche l’orologio, può aspettare.  

A distanza di sicurezza, per evitare qualsiasi contagio, a causa del “mostro” che si aggira tra le nostre vite, sono in tanti, i nostri “omologhi”. Li vediamo fare di tutto, per cercare, spasmodicamente, di spiegare che le missive statali, anche quelle nuove e nuovissime, quelle che riguardano le indicazioni e richiamano le, sempre più stringenti, precauzioni da seguire, sulle varie attività, non riguardano certo, l’attività che svolgono loro. 

Le loro attività, infatti, devono risultare fondamentali per il mondo intero, almeno quanto sono fondamentali per loro. 

Ma quel numero, contenuto nella missiva, non è interpretabile in quel certo modo… Ma come farebbero, gli altri (tutti, non solo i miei clienti…), con pensiero che sa, un pò, di universale, a fare a meno di me? Come mai potranno fare, a non avere risposte, da me, proprio in questo periodo, durante il quale, fermi nelle loro, rispettive, stazioni, avranno bisogno di scaldarsi, di avere la sicurezza di un atrio pulito, di avere l’ascensore in ordine, provare la sensazione che questo STOP, sia, semplicemente, una piccola pausa, prima di riprendere il “volo”. 

Ma “loro” chi? In realtà, “loro”, chi sono? 

Loro che erano sempre di corsa, come noi. Di corsa per le false esigenze degli altri. Loro che, più che la propria moglie, hanno sposato le esigenze altrui. La corsa era scandita, ad ogni passo, dal soddisfare questo o quel bisogno, di quello o di quell’atro, insistente, cliente, da priorità altrui, più o meno giustificabili, ma, comunque, richieste alle quali rispondere, dare seguito. 

Dare seguito, subito. Ora, non domani, che sarà troppo tardi, prima del prossimo richiamo, del prossimo sollecito, della prossima accusa.  

Giustificare ogni emolumento guadagnato, in un continuo “do ut des”. 

Ma il mondo si è fermato, ora. 

Forse. Il mondo ha chiesto una pausa, ma le esigenze altrui, la propria esigenza di emolumento, quella, proprio, no. 

La natura ha dettato uno “stop”, i nostri bisogni, no. 

Le missive statali, riducono l’attività del mondo, all’essenziale, costringono a un “ricalcolo” dei nostri bisogni e delle nostre aspettative, ci costringono a ridefinire la nostra vita. Per ridefinire la nostra vita, dobbiamo ridefinire la scala dei nostri bisogni, riscoprire i valori, senza rimanere aggrappati ai princìpi.  

Il nostro mestiere, la nostra attività, è quella di “servire” gli altri. Dicono che il nostro settore, sia quello dei servizi. 

Servizi. Sì… Servire agli altri, oppure, “essere al servizio”. Ma no… non ci piace, ci piace definirci diversamente. Siamo “Manager… building manager”.  

Mentre lo diciamo, ricompare un fotogramma, nella nostra mente, un bel fotogramma. Siamo come colui che difende il Regno Unito (quasi fosse il mondo intero), dal cattivo di turno. 

Noi, impeccabilmente vestiti con un abito su misura, appena scesi dalla nostra Aston Martin, che arriviamo dai nostri clienti e, quasi come non ci conoscessero, ci piace presentarci, risolveremo i loro problemi, noi che siamo “Bond… James Bond”. 

Ma non è vero, non siamo colui che vorremo essere, non abbiamo il potere (e, anche peggio, l’autorità), del ruolo che vorremmo ricoprire. 

Noi, dobbiamo assicurare che tutti, fermi nelle loro rispettive stazioni/case, stiano bene. 

Non siamo coloro che prendono in mano il destino del mondo e, su loro specifico mandato, possediamo un potere indefinito, sulle loro proprietà e possiamo decidere a nostro piacimento. 

No. Siamo nella nostra stazione, assieme ai nostri cari. Siamo seduti, dobbiamo stare seduti, dobbiamo, per il tempo necessario, non guardare l’arrivo del prossimo treno. Il nostro lavoro, è con noi. Dalle nostre stazioni, con ciò che abbiamo a disposizione, dobbiamo fare in modo che i nostri clienti, vivano in tranquillità. Il nostro mestiere, soprattutto ora, è quello di garantirgli la tranquillità, che quel poco di normalità, nelle loro stazioni/case, non mancherà. 

Ed allora, ci pensiamo. Fermiamoci, pensiamo. 

In tutta quella corsa, in tutto quel progredire, noi, correvamo.  

Correre e pensare, pensare di correre di più. Correre male, impiegare più tempo, per correre verso cosa? 

E’ arrivato il tempo di pensare che i valori, quelli veri, sono con noi. Che il tempo, la corsa, non sono i veri mezzi. Che gli obiettivi ai quali tendevamo, smaniosi, non erano i veri obiettivi. 

Ora, dobbiamo pensare al fatto che ci occorrono scorciatoie sulla variabile tempo, che, forse, dovevamo fermarci un po’, prima, in tempi non sospetti, a programmare (ri-programmare), la nostra intera vita. 

Il mondo, la tecnologia, correva. Tanti di noi, concentrandosi sull’odierno, non pensavano al domani. Pensare al domani, programmarlo, è una, ulteriore, fatica.  

Ma se quella fatica, quella piccola tecnologia, ci fa scoprire che oggi, il valore della famiglia, è possibile, è stata una bella fatica. 

Le missive statali, ci dicono che non possiamo uscire.  

Io, dico che non possiamo uscire. Lo dico perché le responsabilità, non stanno sulla carta, sui “dictat”, ma sui valori.  

Se vogliamo goderci noi stessi, vogliamo continuare a pensare al futuro, pensare che lo stesso futuro, sia anche con i nostri cari, ci saremmo dovuti fermare, prima, per riflettere. 

Non è mai troppo tardi, facciamolo ora. Pensiamo a goderci noi stessi ed i nostri cari. Rimaniamo con loro, ora.   

La tecnologia, quella maledetta tecnologia che correva, ha un solo lato buono. Sfruttiamolo. Facciamo in modo, anche noi, che ci consenta di camminare. No, stavolta, non dobbiamo correre, ma, forse, ci basterà camminare. 

In questo mondo che si è fermato, ha rallentato, ripartirà, saremo noi, in futuro, che, a prescindere dalla sua velocità, dovremo riflettere, sui nostri obiettivi. 

Stavolta, senza dimenticarli sopra quel velocissimo treno.